
Cronaca
Carte false per assumere stranieri, 11 arresti
Si otteneva così l’ingresso illegale
Matera - giovedì 9 aprile 2026
10.40
Undici persone sono state arrestate e sottoposte ai domiciliari in un'inchiesta coordinata dalla Procura di Matera e condotta dai militari del nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza che hanno scoperto un sistema di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina con false pratiche di assunzione lavorativa.
Secondo la ricostruzione accusatoria, gli arrestati e altri indagati avevano creato una rete con ruoli diversi ma convergenti. Alcuni si sarebbero occupati di reperire cittadini stranieri interessati ad entrare nel territorio nazionale; altri avrebbero raccolto i relativi nominativi e passaporti; altri ancora avrebbero curato la predisposizione delle pratiche e della documentazione da allegare alle istanze. Altri, infine, avrebbero messo a disposizione imprese reali ma ignare oppure società compiacenti, inattive o costituite appositamente, indicandole come apparenti datori di lavoro.
In tale contesto, sarebbero state predisposte e inoltrate numerose domande di nulla osta al lavoro fondate, secondo l'ipotesi investigativa, su rapporti di lavoro solo fittizi, su esigenze occupazionali in realtà inesistenti e su presupposti economici, logistici e organizzativi falsamente rappresentati. Secondo l'impostazione accusatoria, c'era un duplice obiettivo: da una parte, consentire a cittadini stranieri di ottenere illegittimamente il visto e il successivo ingresso in Italia; dall'altro, ricavare un profitto economico dalla gestione delle singole pratiche, attraverso il pagamento di somme di denaro da parte degli interessati. Gli arresti sono stati eseguiti dai finanzieri principalmente nella città di Matera e in provincia. Sulla posizione di altri indagati, il gip di Matera ha dichiarato la propria incompetenza territoriale e ha disposto la trasmissione degli atti agli uffici giudiziari di altre province. Le fiamme gialle hanno svolto attività di analisi, acquisizione di documenti, approfondimenti investigativi, intercettazioni, perquisizioni, sequestri, servizi di osservazione e hanno ascoltato persone informate sui fatti, riuscendo a individuare i numerosi casi di falsa documentazione, connotata dalla ripetitività delle modalità operative e dall'utilizzo ricorrente degli stessi recapiti.
Infatti, tra le anomalie rilevate, ci sono "l'utilizzo di documentazione ritenuta non veritiera, di dichiarazioni prive di sottoscrizione o con firme ritenute apocrife, di attestazioni recanti dati reputati inverosimili, nonché l'indicazione, in più pratiche, di recapiti telefonici, indirizzi di posta elettronica e riferimenti riconducibili agli stessi soggetti coinvolti nella gestione delle domande".
La Procura di Matera ha comunicato che "i reati provvisoriamente contestati riguardano, in sintesi, condotte di favoreggiamento dell'immigrazione irregolare realizzate attraverso la predisposizione e la presentazione di pratiche fittizie, la simulazione di rapporti di lavoro inesistenti, l'utilizzo di documentazione ritenuta falsa o comunque non genuina e la rappresentazione di condizioni economiche e organizzative reputate non corrispondenti al vero, il tutto nell'ambito di un'azione svolta da più soggetti e orientata al conseguimento di un ingiusto profitto".
Secondo la ricostruzione accusatoria, gli arrestati e altri indagati avevano creato una rete con ruoli diversi ma convergenti. Alcuni si sarebbero occupati di reperire cittadini stranieri interessati ad entrare nel territorio nazionale; altri avrebbero raccolto i relativi nominativi e passaporti; altri ancora avrebbero curato la predisposizione delle pratiche e della documentazione da allegare alle istanze. Altri, infine, avrebbero messo a disposizione imprese reali ma ignare oppure società compiacenti, inattive o costituite appositamente, indicandole come apparenti datori di lavoro.
In tale contesto, sarebbero state predisposte e inoltrate numerose domande di nulla osta al lavoro fondate, secondo l'ipotesi investigativa, su rapporti di lavoro solo fittizi, su esigenze occupazionali in realtà inesistenti e su presupposti economici, logistici e organizzativi falsamente rappresentati. Secondo l'impostazione accusatoria, c'era un duplice obiettivo: da una parte, consentire a cittadini stranieri di ottenere illegittimamente il visto e il successivo ingresso in Italia; dall'altro, ricavare un profitto economico dalla gestione delle singole pratiche, attraverso il pagamento di somme di denaro da parte degli interessati. Gli arresti sono stati eseguiti dai finanzieri principalmente nella città di Matera e in provincia. Sulla posizione di altri indagati, il gip di Matera ha dichiarato la propria incompetenza territoriale e ha disposto la trasmissione degli atti agli uffici giudiziari di altre province. Le fiamme gialle hanno svolto attività di analisi, acquisizione di documenti, approfondimenti investigativi, intercettazioni, perquisizioni, sequestri, servizi di osservazione e hanno ascoltato persone informate sui fatti, riuscendo a individuare i numerosi casi di falsa documentazione, connotata dalla ripetitività delle modalità operative e dall'utilizzo ricorrente degli stessi recapiti.
Infatti, tra le anomalie rilevate, ci sono "l'utilizzo di documentazione ritenuta non veritiera, di dichiarazioni prive di sottoscrizione o con firme ritenute apocrife, di attestazioni recanti dati reputati inverosimili, nonché l'indicazione, in più pratiche, di recapiti telefonici, indirizzi di posta elettronica e riferimenti riconducibili agli stessi soggetti coinvolti nella gestione delle domande".
La Procura di Matera ha comunicato che "i reati provvisoriamente contestati riguardano, in sintesi, condotte di favoreggiamento dell'immigrazione irregolare realizzate attraverso la predisposizione e la presentazione di pratiche fittizie, la simulazione di rapporti di lavoro inesistenti, l'utilizzo di documentazione ritenuta falsa o comunque non genuina e la rappresentazione di condizioni economiche e organizzative reputate non corrispondenti al vero, il tutto nell'ambito di un'azione svolta da più soggetti e orientata al conseguimento di un ingiusto profitto".
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